mille euro

scritto da Giullare della morte
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Autore del testo Giullare della morte

Testo: mille euro
di Giullare della morte

«Hai mille euro da darmi?»
«No, ho pochi spicci da darti. tieni!»
«ok. Domani puoi portarmi i mille euro?»
«ok, oggi pomeriggio vado in banca e prelevo mille euro...»
«grazie amico, ti aspetto qua. A domani.»
Poi l’ho visto dirigersi verso un raccoglitore d’immondizia e buttarci mani e mezzo busto...

-Stamani un anziano, andato fuori dai binari neurali, mi ha sussurrato un pensiero. Un pensiero dalla risma cartacea. Quei pezzi di carta che decidono chi è e chi non è su questo mondo; che pare un distaccarsi dall'invisibile onnipotenza, facendolo apparire un "dio" che pubblicizza la sua figura e la sua potenza con tanto di vestiti costosi e macchinoni. Carta filigranata e frusciante su cui sono intagliate cifre, numeri colorati per comprarsi chilometri di credulità e anime, lune nuove e lontane in cui è ficcato il dito mozzato di chi ti indica da sempre la luna...
Il vecchio, uno dei tanti che sono andati fuori di capoccia in questo mondo , osserva illusorie e stinte lune piene.
Lune dai contorni argentati ma consunte, messe in ammollo dentro un torbido e scuro stagno: il cosmo. Il vecchio, all’incirca ottant'anni di stagioni a portarlo lì, vicino all'infinita e buia stagione, e più di otto milioni di pensieri partoriti dalla mente da quando è nato. Articolava vivace il consunto e gobbo corpo, ma aveva occhi immobili, fissi sul marciapiede: occhi già ipotecati dalla buia terra che li attraeva a sé. Panni lerci, sbrindellati al punto da parere una seconda pelle. Alcuni lembi di stoffa trinciatissimi e un gran reticolo di rughe spalmato sullo scarnito viso. Puzzava come un suino dopo che si è girato e rigirato nella melma di un porcilaio...
Opulente e colorate patacche ti facevano ipotizzare cosa si fosse pappato. Nel vederlo così esile, come uno stecco su cui fosse aggrumata della flaccida e bianchiccia carne, mi venne da pensare che fosse uno dei tanti facenti parte dell’esercito del "tira a campare", pronti all'ultimo tiro di respiro. Come unico obiettivo di conquista: arrivare all'indomani. Rubare una nuova alba come fosse un melograno appoggiato sul bancale dell’orizzonte da sgranocchiarsi con gli occhi, per insaporirsi l’anima e affievolire l’agro nelle vene e nel gozzo. Ogni tanto, un sogno a fargli da aspirina...
La speranza ha come simbolo l’alba. Quest'alba, catalogabile come la peggiore e invereconda falsaria, ti vende carogne del giorno prima spacciandole per cicogne. Ogni giro di lancette completato nel quadrante ridà fiato alle squillanti e grossolane trombe.
Penso che l’anziano tirasse a campare per qualche settimana con la pensione sociale — due o forse tre settimane — per poi tirare dritto fino a fine mese affondando le mani con scrupolo (come fa una professionale e meticolosa ostetrica nel farsi largo fra le cosce di una strillante partoriente) nel fondo di un puzzolente secchione della monnezza, sfruculiandolo da cima a fondo. E da lì cavare un pezzo di cibo, alzarlo in aria e osservarlo. Osservarlo come fosse un neonato appena strappato da una vulva in decompressione ed ebollizione. Poi getterselo nella disseccata e affamata bocca, compresa l'immonda panacea...
E per un po' risalire dalla fossa, con la vita che riprende a premere, a pulsare sotto lo scarnito ventre, per mettere su un grammo di destino in salute. Ho immaginato la casa di questo anziano — totalmente abbandonato, da quel che mi hanno riferito — con lunghe e zigzaganti processioni di scarafaggi sui pavimenti delle stanze.

Ho immaginato piatti bianchi e tondi ammucchiati dentro un lavabo semipieno d’acqua puzzolente, stagna e torbida. E sulla superficie, putrescenti insetti e scarafaggi a pancia all'insù a divertirsi a fare il morto a galla, a orbitare attorno a quell’ammollo di piatti. Ho immaginato i piatti come fossero vecchie e sporche lune di modesta porcellana a bagnomaria, che mai verranno sciacquati se non all'alba dell'ultimo suo giorno da qualche familiare. E con tanto di Amen finale dei presenti al funerale... 
Amen, già vibrante nelle corde del domani

mille euro testo di Giullare della morte
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